Archivio Musei e Monumenti

Le 2 Torri

LE TORRI GARISENDA E ASINELLI

2 torriVero simbolo della città, le 2 torri dominano un incrocio di cinque strade ognuna delle quali conduce ad una porta delle antiche mura.  La Torre Garisenda prese il nome dalla famiglia dei Garisendi, che la fece innalzare. Arrivata a 61 metri, la torre cominciò ad inclinarsi per un cedimento del terreno sottostante ed i lavori furono interrotti. La Torre degli Asinelli , la più alta della città, fu costruita nei primi anni del XII secolo. È alta 97,20 metri.  E’ possibile raggiungere la cima della Torre dalla quale si può ammirare un suggestivo panorama della città.

Piazza Maggiore

piazza maggioreTradizionale fulcro politico e luogo di incontro della comunità cittadina, su di essa si affacciano le sedi più significative della vita pubblica bolognese. Da sud, la basilica di S. Petronio, testimone da oltre sei secoli dello spirito civico legato al culto del santo patrono; il Palazzo dei Notai, sede di una corporazione tra le più incisive nelle vicende politiche e sociali del medioevo bolognese. Da ovest, sormontato dalla torre dell’orologio, il lungo profilo del palazzo comunale. Da est il Palazzo dei Banchi che, richiamando l’attività dei cambiatori, mette in contatto col tradizionale fulcro commerciale della città che si snoda nelle vie che si allungano verso il mercato di Mezzo, il Carrobbio, il Palazzo della Mercanzia, o Foro dei Mercanti, e il Trivio di Porta Ravennate. Il nucleo originario della Piazza Maggiore fu la Platea Comunis aperta all’inizio del XIII secolo con la demolizione che doveva far posto anche alla nuova sede del comune, il palazzo che dalla metà del secolo sarà detto vetus (e poi del Podestà) per la costruzione del novus (di Re Enzo). La piazza, sede del mercato de Platea, fu poi ampliata a più riprese in occasione degli interventi sui palazzi pubblici prospicienti. Dal 1390 sul lato meridionale si innalzò la sagoma imponente del “tempio civico” di S. Petronio. L’ampiezza e la non comune cornice hanno fatto della Piazza Maggiore la scenografia ideale per grandi manifestazioni pubbliche e per spettacoli

Basilica di San Petronio

 LA BASILICA DI SAN PETRONIO

san_petronioLa chiesa, definita il più tardo monumento del Gotico in Italia e in Europa, fu edificata a partire dal 1390 nel lato sud di Piazza Maggiore, su un’area ricavata comprando e demolendo otto edifici fra chiese, case e torri. Sebbene incompiuta, la basilica è la quinta del mondo per dimensioni: lunga 132 metri, larga 58 metri, alta 45 metri nell’interno e 51 metri nella facciata, può contenere 28.000 persone. Il portale principale della chiesa è un capolavoro di Jacopo della Quercia, che vi lavorò per dodici anni (dal 1426), decorandolo con 15 storie del Vecchio e del Nuovo Testamento e col magnifico gruppo scultoreo della Vergine col Bambino, S. Petronio e S. Ambrogio (quest’ultimo, eseguito dal Varignana).  Nel 1530 la Chiesa di San petronio ospitò l’incoronazione di Carlo V a imperatore da parte del Papa Clemente VII. All’interno è possibile ammirare numerose opere d’arte di autori ed epoche differenti, ma anche la più lunga meridiana esistente al mondo, tracciata nel 1655 da G.D. Cassini.

 

San Giovanni in Monte

san giovanni in monteLa chiesa si trova nella piazzetta omonima, ed entrambe sono rialzate di molti metri, rispetto alle vicine vie circostanti. Secondo la tradizione, la costruzione dell’edificio sarebbe iniziata nel 433. Di certo, le origini della chiesa e del monastero s’intrecciano col lento rifiorire della città dopo la caduta dell’Impero romano d’occidente e con la presenza a Bologna di San Petronio, e si collegano alla simbologia dei luoghi santi di Gerusalemme, riprodotti nel vicino complesso ecclesiale di Santo Stefano. Questo posto, infatti, doveva ricordare il Monte degli Ulivi. La primitiva chiesa rotonda del V secolo, divenuta nel 1118 sede di una comunità di Canonici Regolari Lateranensi, fu ristrutturata nel Duecento e riedificata in forme gotiche attorno alla metà del sec. XV. Dal V secolo, più volte riedificato, San Giovanni in Monte raggiunse, verso la metà del Cinquecento, l’assetto attuale mediante il prestigioso intervento di Antonio Morandi e quello successivo di Bartolomeo Belli fra il 1602 e il 1652. Non mancano ad abbellire la cornice artistica del complesso storico le opere di Lippo Dalmasio, del Guercino, del Perugino e di Raffaello.
Elegante la facciata, ispirata all’arte veneto-ferrarese. Nel protiro si ammira una vigorosa aquila in terracotta, emblema dell’evangelista Giovanni, opera di Nicolò dell’Arca (ca. 1481). La cupola ottagonale risale al 1496 ed il campanile fu costruito nei secoli XIII-XV. Notevole l’interno. La chiesa è a tre navate – divise da colonne ottagonali, sulle quali sono dipinti santi, abati, canonici – ed ha 17 altari. La dodicesima cappella è dedicata a S. Cecilia e fu voluta dalla B. Elena Duglioli Dall’Olio (1472-1520), che commissionò a Raffaello il quadro della santa. (L’immagine che si trova qui è una copia di Clemente Alberi, mentre l’originale è alla Pinacoteca). La diciassettesima cappella è importante per la sua architettura e perché conserva tre quadri del Guercino. Nel centro della chiesa c’è un altarino con un grande capitello romano rovesciato, sul quale c’è una colonna con croce e scritte del prete Barbato (sec. VIII) e del vescovo Vitale (sec. IX). Il Cristo ligneo è attribuito ad Alfonso Lombardi.

Alma Mater

UNIBOL’ Università di Bologna ha origini molto antiche che la indicano come la prima Università del mondo occidentale. La sua storia si intreccia con quella di grandi personaggi che operarono nel campo della scienza e delle lettere ed è riferimento imprescindibile nel panorama della cultura europea.

L’origine dell’Università di Bologna è attribuita all’anno 1088, data convenzionale fissata da un comitato di storici guidato da Giosuè Carducci.
L’Istituzione che noi oggi chiamiamo Università inizia a configurarsi a Bologna alla fine del secolo XI quando maestri di grammatica, di retorica e di logica iniziano ad applicarsi al diritto.

Palazzo Re Enzo

palazzo re enzoTra gli edifici comunali centrali, è quello merlato a nord, sulla piazza del Nettuno. Palazzo Re Enzo fu costruito intorno al 1245 per affiancarsi al Palazzo del Podestà e consentire la massiccia partecipazione popolare al governo della città. Chiamato inizialmente Palazzo Nuovo, proprio per distinguerlo da quello del Podestà, cambiò poi nome per via di un episodio storico. Vi fu infatti rinchiuso – e tenuto prigioniero per 23 anni – Re Enzo di Sardegna, figliastro dell’imperatore Federico II, vinto alla battaglia di Fossalta (1249). Sulla prigionia di Re Enzo si raccontano numerose leggende che lo vedono protagonista di tentate fughe e segrete relazioni amorose. Si sa per certo che Re Enzo fu trattato con tutti gli onori: aveva intorno a sé una piccola corte regale, perfino un cuoco personale. Fu sepolto, come aveva desiderato, nella grande basilica di S. Domenico.
Dal punto di vista architettonico, il palazzo subì modifiche per mano di Antonio di Vincenzo alla fine del Trecento, e per opera del Dotti nel Settecento. Restauri importanti furono eseguiti all’inizio del Novecento grazie ad Alfonso Rubbiani. Sotto il palazzo si apre la volta di un pittoresco quadrivio pedonale e sulla destra vi è l’accesso per la cappella di S. Maria dei Carcerati, dove si recavano i condannati a morte. Il pianterreno del palazzo era usato come magazzino di armi e deposito del “Carroccio”. Il Carroccio non doveva mai cadere nelle mani del nemico perché era simbolo del Comune. Oggi nel Palazzo Re Enzo vi sono alcuni uffici.

Piazza San Francesco

san-francesco-bw-miniBasilica e convento. In un terreno donato dal Comune, fuori dal lato orientale delle mura dei Torresotti (attuale Porta Nova), nel 1236 i Frati Minori, fino a quel momento ospitati in S. Maria delle Pugliole, iniziarono la costruzione della loro grandiosa basilica. Nel 1251 papa Innocenzo IV consacrò l’altar maggiore, nel 1263 il tempio era ultimato. Incerte sono le notizie sull’architetto del cantiere; le fonti menzionano tale Marco da Brescia, forse confuso con Giovanni da Brescia, ingegnere ed architetto attivo a Bologna in quest’epoca. Il cronista Bartolomeo delle Pugliole (XIV secolo), invece, racconta che quando nel 1254 rovinarono le volte dell’abside, dirigeva i lavori frate Andrea maestro della ghiexia, che riportò le gambe spezzate. Sul lato meridionale della chiesa, che è orientata liturgicamente ad est, venne ad articolarsi il complesso conventuale e dietro il coro sorse il cimitero, che accolse le tombe di molti giuristi e dottori dello Studio di Bologna. Oggi ne resta il ricordo dei monumenti funerari di Accursio, Odofredo e Rolandino de’ Romanzi, visibili in piazza Malpighi (Tombe dei Glossatori). Nel corso dei secoli la chiesa subì manomissioni ed aggiunte, ad esempio, un lungo porticato, eretto nella prima metà del XVII secolo e demolito nel 1890, che lungo piazza Malpighi univa via S. Isaia con via del Pratello, occultando l’abside e le tombe dei Glossatori.

Piazza San Domenico

san domenicoUna delle chiese bolognesi più ricche di storia d’arte, primo virgulto dell’Ordine dei Predicatori e custode delle spoglie del suo fondatore S.Domenico. Iniziata dopo la morte del santo (1221) si affaccia con una sobria fronte romanica, fiancheggiata dalla rinascimentale cappella Ghisilardi eretta su disegno di Baldassarre Peruzzi sulla piazza san Domenico, una fra le più belle della città.
All’interno – ristrutturato nel 1727-32 da Carlo Francesco Dotti, che fuse i due primitivi nuclei medievali in un unico organismo di linee corrette e luminose – si conservano inestimabili opere d’arte fra cui dipinti del Guercino (S.Tommaso), di Luca Cambiaso (Natività), di Filippino Lippi (Sposalizio mistico di S.Caterina, 1501), di Lodovico Carracci (S.Raimondo), di Giunta Pisano (Crocifisso). Di straordinario incanto la cappella di S.Domenico con la splendida arca marmorea che ne custodisce le spoglie, una delle più pure creazioni dell’arte plastica italiana, impreziosita dalle sculture di Nicolò Pisano nell’urna (1267), di Alfonso Lombardi nella predella (1532) e di G.B. Boudard nel paliotto (1768) e sormontata da una splendida cimasa marmorea modellata nel 1469-73 da Nicolò dell’Arca (le statue di S.Petronio, di S.Procolo e dell’angelo a destra sono opera di Michelangelo). Smagliante anche la decorazione pittorica della cappella (la Glorificazione di S.Domenico nel catino è di Guido Reni).
Capolavoro dell’intarsio rinascimentale è il coro ligneo di fra’ Damiano da Bergamo (1528-51), definito dai contemporanei l’ottava meraviglia del mondo e ammirato anche dall’imperatore Carlo V.
Di notevole suggestione i chiostri del convento e la cella di san Domenico.

Piazza Santo Stefano e le Sette Chiese

7 chieseLa Chiesa di S. Stefano, detta anche Complesso delle Sette Chiese. Legato alle più antiche memorie di storia e religiosità bolognesi, è un complesso monumentale di edifici, ricordato fin dall’anno 887 col nome di “Santa Gerusalemme”. Un racconto leggendario della fine del XII secolo ne attribuisce la fondazione al vescovo bolognese Petronio (431/32-450), che avrebbe riprodotto e dedicato al Protomartire cristiano, Stefano, i luoghi della Passione di Cristo, visitati in un suo viaggio in Terrasanta.  Risulta da scavi archeologici che già alla fine del IV secolo l’area adiacente la via Aemilia (Strada Maggiore) e nell’allora suburbio orientale, ospitava un cimitero cristiano, dove verosimilmente furono traslati i corpi dei Protomartiri locali, Vitale e Agricola, ritrovati nel 392/93, presente sant’Ambrogio di Milano, nel cimitero giudaico. Il luogo conserva anche il ricordo dei Longobardi, che conquistarono Bologna nel 727, e di Carlo Magno, che nel 786 prelevò alcune reliquie dei martiri. Dopo una probabile decadenza tra IX e metà X secolo circa, il complesso si risollevò grazie all’arrivo dei monaci benedettini – la loro presenza è documentata per la prima volta nell’anno 983 – la cui intensa attività edilizia, concentrata tra XI e XIII secolo, conferì al centro cultuale quell’articolazione e quelle linee romaniche che ancora conserva, nonostante i restauri moderni. La complessa architettura si arricchì in seguito di altre costruzioni, in gran parte scomparse.

Palazzo Comunale

palazzo comunaleIl Palazzo comunale è il risultato di numerose trasformazioni, di accrescimenti e di modifiche delle costruzioni sorte attorno ad un primo nucleo costituito da una casa-torre e case adiacenti che il Comune comprò nel 1287 da Francesco, figlio del celebre Accursio, e da un altro comproprietario. Il Comune, arrivato a disporre in breve tempo di tutte le case dell’isolato, dopo averle abbattute, eccetto la casa-torre di Accursio, costruì un edificio con un vasto ambiente voltato e con un portico verso piazza. Sulla facciata, nel 1300, fu posta la statua in rame di papa Bonifacio VIII, sbalzata da Manno Orefice. Dal 1336 il palazzo divenne la residenza degli Anziani Consoli che fino a quel momento avevano avuto sede presso i palazzi Re Enzo e Podestà. Anni dopo, nel 1350, sotto il dominio dei Visconti, vi si insediarono il Capitano e il Vicario: a ricordo di quel periodo rimane, tra le varie finestre del fronte meridionale, una elaborata bifora in cotto. Ulteriori acquisizioni di case permisero estesi ampliamenti. Venne edificata nel 1352 all’estremo spigolo a nord-ovest una torre, chiamata il Torrone, e nel 1359 fu acquistata la Torre dei Lapi, sorta sul fianco dell’antica Porta nuova.

Basilica di San Luca

san_lucaTradizionale oggetto di culto religioso legato alla devozione dell’immagine della Beata Vergine di S. Luca, nonchè confortante approdo visivo per i bolognesi che rientrano in città, il santuario posto sul Colle della Guardia rappresenta uno dei simboli di Bologna. Le 666 arcate di un portico – unico al mondo per la sua lunghezza di quasi quattro chilometri (3.796 m) – collegano il santuario alla città e agevolano la processione che ogni anno dal 1433 conduce la bizantina Madonna con Bambino alla cattedrale durante la settimana dell’Ascensione. La sua realizzazione si avvia nel 1674 con la costruzione a Porta Saragozza dell’arco Bonaccorsi di G. G. Monti. Allo stesso architetto si attribuisce il progetto definitivo del tratto in pianura del portico ritmato da un modulo compositivo di estrema sobrietà e semplicità, ripreso dal suo successore C.F. Dotti a partire dal secondo decennio del ‘700. La parte terminale del percorso collinare, progettata da quest’ultimo, si caratterizza invece per la dinamica variazione di visuali e di punti di fuga fino alla visione finale del santuario.
L’avvio del percorso in salita è enfatizzato lungo via Saragozza dall’Arco del Meloncello, progettato dal Dotti con probabile intervento dello scenografo Francesco Bibiena. Questa edicola dalla planimetria curvilinea che ricorre all’uso della colonna libera rappresenta, insieme allo spazio antistante alla basilica, l’unico spazio barocco esterno presente in città. La chiesa attuale viene realizzata dal Dotti tra 1723 e 1757 in sostituzione di una precedente chiesa quattrocentesca mentre le due tribune esterne sono concluse dal figlio Giovanni Giacomo nel 1774. In sintonia con la tradizione bolognese il volume esterno si presenta privo di decorazioni enfatiche e solenni e si caratterizza per la semplicità del profilo curvilineo su cui è impostata la cupola. Entro una planimetria ellittica gli spazi interni si dilatano a croce greca culminando nell’altare principale che precede la cappella della Vergine. Le decorazioni sono affidate a V. Bigari per gli affreschi, ad A. Borelli e G. Calegari per gli stucchi e ad A. Piò per le statue. Tra gli artisti che adornano la chiesa si segnalano inoltre G. Reni (terzo altare a destra), D. Creti (seconda cappella a destra), G. Mazza (cappella di S. Antonio da Padova), Guercino (sagrestia maggiore).
Nel 1930 Ferruccio Gasparri realizza una funivia che con un solo pilone supera il dislivello di 220 metri tra via Saragozza e il santuario. Le polemiche che accompagnano il conseguente annullamento del percorso devozionale si concludono però con la sua definitiva sospensione.

Fontana del Nettuno

IMGA0139FONTANA DEL NETTUNO

Al centro della piazza del Nettuno, di fronte all’ingresso del Palazzo di Re Enzo, si erge in tutta la sua bellezza la Fontana del Nettuno, che i Bolognesi chiamano il Gigante; in effetti, la statua in bronzo del dio marino è alta 3,20 metri e pesa 22 quintali.Nel 1563, papa Pio IV dette ordine di innalzare una grande fontana e Tommaso Laureti (che era poi un pittore) fu incaricato dell’esecuzione dell’opera. Fatti i progetti, l’artista scelse per la realizzazione della statua lo scultore fiammingo Jean de Boulogne, detto Giambologna, che allora lavorava a Firenze per i Medici. Per la somma di mille scudi d’oro, l’artista fiammingo accettò di realizzare le parti scultoree della fontana, che fu completata nel 1566.

 

 

PALAZZO DELL’ARCHIGINNASIO

archiginnasioIl palazzo dell’Archiginnasio fu costruito fra il 1562 ed il 1563 per volere del Legato pontificio di Bologna, il cardinale Carlo Borromeo e del  Vicelegato Pier Donato Cesi, su progetto dell’architetto bolognese Antonio Morandi detto Terribilia. Lo scopo dell’operazione, maturata nel clima culturale del Concilio di Trento, era quello di dare una sede unitaria all’insegnamento universitario fino allora disperso in varie sedi.
Il palazzo presenta all’esterno un lungo portico di 30 arcate e si articola in due piani intorno ad un cortile centrale a doppio ordine di logge. 
Due ampi scaloni conducono al piano superiore che presenta 10 aule scolastiche (oggi non visitabili poichè costituiscono i depositi principali di libri della Biblioteca) e due aule magne poste alle estremità del fabbricato, una per gli Artisti (oggi Sala di lettura della Biblioteca) e una per i Legisti (detta in seguito anche Sala dello Stabat Mater). 
Le pareti delle sale, le volte degli scaloni e dei loggiati sono fittamente decorate da iscrizioni e monumenti celebrativi dei maestri dello Studio e da migliaia di stemmi e di nomi di studenti. 
L’edificio cessò la sua funzione universitaria nel 1803; dal 1838, dopo essere stato per alcuni anni scuola elementare, è sede della Biblioteca. Al piano terreno alcune delle antiche aule sono  occupate dalla Società Medica Chirurgica e dall’Accademia di Agricoltura. 

www.archiginnasio.it

Museo DUCATI

Museo_DucatiwebNello stabilimento di Borgo Panigale su un’area di 1000 mq, rivive  la storia delle competizioni Ducati.Presentato il 12 giugno 1998 in occasione della prima edizione del WDW ( World Ducati Week ), e ufficialmente inaugurato il 16 ottobre dello stesso anno, il Museo Ducati raccoglie le testimonianze di oltre mezzo secolo di competizioni dell’Azienda e una cospicua parte della storia dell’Azienda di Borgo Panigale, fondata dai fratelli Ducati nel lontano 1926.

 

www.ducati.com

Pinacoteca Nazionale

pinacotecaUna delle più illustri gallerie italiane ospita un’importante collezione di dipinti delle scuole bolognesi e italiane dal duecento al settecento, tra cui Giotto, Vitale da Bologna, Cossa, Raffaello, Ludovico e Annibale Carracci, Reni, Guercinoi, Crespi e Creti.

Sede: Via Belle Arti, 56 – Bologna

Museo Morandi

Morandi_-_Natura_mortaIl museo è ospitato a Palazzo d’Accursio ed espone la più ricca collezione di opere di Giorgio Morandi.

La collezzione viene presentata con un assetto espositivo che segue un andamento cronologico e attraversa tutte le fasi del percorso artistico del maestro bolognese. La prima sala del museo  è riservata a capolavori provenienti da collezzioni private generosamente concesse in comodato, che vanno ad arricchire il già importante patrimonio del museo.

www.museomorandi.it

Sede: Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore, 6 – Bologna

Mambo museo d’Arte Moderna

mamboLa collezione del MAMbo nasce allo scopo di produrre, promuovere e collezionare la giovane arte italiana. Grazie al prezioso contributo della regione Emilia Romagna il MAMbo ha avviato nuove e importanti collaborazioni per il sostegno e la valorizzazione della cultura del presente.
La ricerca culturale di MAMbo potrà selezionare, sponsorizzare e acquisire opere di giovani artisti allo scopo di creare un’importante collezione permanente d’arte italiana negli spazi dell’Ex Forno del Pane.

http://www.mambo-bologna.org/

Sede: Via Don Minzoni, 14 – Bologna

Casa Carducci

casa2gNella casa abitata da Giosuè Carducci dal 1890 alla morte (1907) è possibile consultare l’imponente biblioteca che ospita più di 50.000 volumi.

L’itinerario di visita si snoda attraverso i luoghi carducciani della dimora storica e si dipana nel giardino memoriale.

La scala a chiocciola nell’atrio conduce all’appartamento del poeta, al piano superiore. L’abitazione si affaccia a est sul viale di circonvallazione che segue il perimetro delle mura cittadine, a ovest sulla piazza, entrambi dedicati al suo nome.
Il giardino, consacrato alla memoria dello scrittore accoglie, nello spazio antistante la piazza, il Monumento a Giosuè Carducci.

www.casacarducci.it

Sede: Piazza Carducci, 5 – Bologna

Collezioni Comunali d’Arte

collezzioniUn ricco patrimonio di arredi e opere d’arte dal trecento all’Ottocento.
Sono presenti anche dipinti dei secoli XVI e XVII (Aspertini,Passerotti,Carracci) del secolo XVIII(Crespi,i Gandolfi,Creti) e del XIX secolo(Palagi,Hayez e altri)

Sede: Palazzo dell’Archiginnasio

Museo Civico Medioevale

medievale_9In una delle testimonianze architettoniche più rilevanti dell’età dei Bentivoglio, il quattrocentesco Palazzo Ghisilardi, ha sede dal 1985 il museo civico medievale. Nelle sale di questo importante edificio sono state riunite opere appartenenti a collezzioni che risalgono fino al XVII sec., fra cui spiccano la raccolta del Marchese Cospi, vera e propria summa enciclopedica di mirabilia naturali e artificiali, la raccolta del generale Marsili, composta principalmente da armi, ed infine il fondo Palagi (1860).

Museo Civico Archeologico

archeologicoLe raccolte del Museo Civico Archeologico si sono accresciute a partire da un primo nucleo formato dalle collezioni dell’Università di Bologna (collezioni Aldrovandi, Cospi, Marsili), successivamente arricchite dall’eccezionale raccolta del pittore bolognese Palagio Pelagi acquisita dalla città nel 1861.
Di lì a poco iniziò la fortunata stagione degli scavi urbani, inaugurata nel 1869 con la scoperta delle tombe etrusche presso la Certosa, a cui seguirono anni di importanti rinvenimenti nella città e nel territorio circostante.
Il Museo divenne il luogo deputato a raccogliere i materiali rinvenuti nel corso degli scavi che furono esposti in alcune sale attigue all’Archiginnasio, in occasione del V Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistorica del 1871.
Nel 1881 il Museo venne inaugurato nella sua sede di Palazzo Galvani, appena ampliato e rimodernato, con l’esposizione dei materiali delle collezioni e di quelli di più recente scoperta.
Attualmente le collezioni del Museo vantano circa 200.000 opere, suddivise in sezioni che in parte mantengono ancora i criteri espositivi e l’ordinamento originali.

Museo Ebraico

Sede: Via Valdonico, 1/5 – Bologna

Museo di Zoologia

Sede: Via Selmi, 3 – Bologna

Museo di Mineralogia

Sede: P.zza di Porta San Donato, 1 – Bologna

Museo delle cere anatomiche

Sede: Via Irnerio, 48 – Bologna

Museo di fisica

Sede: Via Irnerio, 46 – Bologna

Museo della Memoria

Conserva i resti del DC9 partito da Bologna ed abbattuto nel mare di Ustica il 27 giugno 1980.

Sede: Via di Saliceto, 5 – Bologna

Museo Civico del Risorgimento

Sede: Piazza Carducci,5

Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna

Sede: Palazzo Aldini Sanguinetti, Piazza Maggiore,6